martedì 27 settembre 2016

Campionati Italiani Orienteering 2016 - Sgonico (TS)

L'archivio di carte DOMA dice che l'ultima volta che ho preso in mano una carta è stato il 25 aprile 2016, una garetta promozionale sui Colli Berici... Tutta la primavera e l'estate sono volate tra cambiamenti lavorativi e gare di trail. Tenendo molto ai Campionati Italiani, rispolvero scarpe e bussola e si parte per il Carso. 
Complice un fastidioso torcicollo risolto solo il giovedì precedente, le aspettative sono veramente ai minimo storico, unico obiettivo della gara long è non farmi male e capire se mi ricordo come si fa orienteering... Mi piace un sacco il fatto di partire come ultimo della griglia. Con Alice si va in partenza, prendo la cartina del warm up ed è panico... passo un buon minuto a capire se la partenza segnata in carta è quella della gara o quella del warm up... imbarazzante. Trovo fortunosamente 2 lanterne e decido che la gara è sufficientemente lunga per riscaldare gambe e tecnica... Si comincia!


Il primo punto è ridicolo, il secondo meno... Mi fermo prima e capisco subito che la ruggine e la lentezza del terreno influenzeranno molto la percezione delle distanze, anche al 3° mi fermo prima e vago insicuro. Scendendo la collina verso il 4° mi sembra di non arrivare mai alla strada...

Comunque non perdo mai troppo tempo e procedo tranquillo al 5°. Sulla tratta lunga perdo il sentiero, in zona punto sono ancora incerto ma lo trovo. Finalmente qualche punto sicuro, 6°, 7°, 8° e 9°. Al 10° sbavo e vengo superato da un M40 del TOL che era comparso alle mie spalle al 5°.
Per raggiungere il 11° facciamo la stessa scelta ma passo davanti io e in lontananza intravedo Luca Rosato che punzona. Facendo scelte diverse ci rincrociamo alla 12° poi più nulla. Alla 13° arrivo basso, per la 15° mi faccio distrarre da un'altra lanterna ma sono sempre errori di poco conto (per me). 
Scendendo dalla collina verso la 100 realizzo che ho fatto una gara abbastanza regolare, mi sono divertito, il collo sta bene... non potevo chiedere di meglio!


Domenica sono nella staffetta EREBUS 3, con Fabio ed Eugenio Trevisan, corro la 3° frazione. Stesso terreno del sabato, visto che il collo regge l'obiettivo è una frazione regolare senza fare minchiate eccessive. Fabio fa un discreto lancio, Eugenio una seconda frazione eccellente e mi lancia in 31° posizione, soprattutto senza nessuno davanti e senza nessuno dietro... un'altra gara solitaria!
E così sarà. Ancora una gara regolare con una scelta discutibile per il 3° punto e molta incertezza al 9°. All'arrivo scopro di aver superato 5 squadre, resta il mistero dove e come.


mercoledì 7 settembre 2016

StrafeXpedition 2016


Una gara non preparata, senza stress, senza conoscere percorso, altimetria, ristori... Solo la compagnia è conosciuta, e quella è una garanzia! Si parte dal centro di Asiago, tromba alpina e via, neanche il tempo di scaldarsi e si sbatte sul muretto del Monte Katz... As usual Cesco, Betta e Luca sono partiti con la strategia PPIC, poco male, speriamo non deflagrino! Io e Dario camminiamo nel mucchione ma i rispettivi pit stop ci separano, mi permetto il lusso di perdere il chip e ritrovarlo immediatamente senza perdere troppo tempo. Chiacchierando con amici e conoscenti si sale lo strappo del Bivacco Stalder e poi comincia la magia. L'eterno trasferimento fino a piazzale Lozze è uno spettacolo, un saliscendi continuo tra boschetti, distese di pini mughi, prati e malghette... Cerco di tenere un ritmo continuo senza forzare, se non raggiungerò Dario e gli altri non importa, peccato ma non voglio spaccarmi prima delle cime. Per fortuna, con grande gioia, al ristoro di Piazzale Lozze c'è Dario arrivato da qualche minuto. Ci riempiamo di liquidi fino al limite, ci aspettano 16 km senza un albero, senza un ristoro... Tra racconti di viaggio arriviamo in cima all'Ortigara... e pensare che credevamo si salisse anche a Cima Caldiera. 

                             

Foto con Romeo (arrivato prima di noi alla Colonna Spezzata), qualche frizzo e lazzo ai concorrenti che hanno tagliato prima della cima e via verso cima XII. Sulla salita la situazione comincia a farsi seria, una rampa lunga e ripida, ma arrivare in cima ripaga di tutto. Foto e via verso il Portule che si intravede in lontananza...  Il fatto che si continui a scendere significa che poi si dovrà risalire... poco male, il trasferimento è piacevole e riusciamo a corricchiare... Sotto al Portule bisogna tirare un grande sospiro, un respiro e siamo su. Ora cominciano i cazzi, c'è solo discesa e bisogna cominciare a correre sempre... solo correre...

                                       


Dario si mette davanti e tira fino al ristoro dei 36km. Complici le barzellette degli Alpini decide di prolungare la sosta e mi incita a proseguire da solo. Le gambe stanno stranamente bene e provo a vedere se mi riesce di raggiungere Betta e Luca. In discesa tiro come un matto, le gambe stanno bene... cado e rotolo, mi rialzo e ricomincio a correre... 

                                           

Finalmente in lontananza intravedo la sagoma della Betta; prima la insulto mentalmente per essere partita così forte, poi lo faccio di persona, "Cazzo, Betta... la smetterete di partire come dei missili, ci ho messo 40km a raggiungerti". Saltiamo il ristoro dei 41km e su per l'ultimo ripido strappo, si chiacchiera e nonostante il trasferimento orizzontale verso Asiago appaia infinito in breve arriviamo alle contrade, e poi il Laghetto Lumera, ad Asiago ci sono già gli amici che ti spronano ed è finita. 8h e un po' di minuti... 1h meno del Durona... bene così. Dario arriva pochi minuti dopo ed inizia la festa per il 2° posto di Marta e il 6° della Betta... Grazie amici!



domenica 12 giugno 2016

Durona Trail 2016





Avendo saltato l'Ultrabericus per scelta tecnica, nonostante il parere contrario del fisioterapista, decido di iscrivermi nuovamente a questo trail che l'anno scorso non avevo corso causa infortunio.
Il tracciato lo conoscevo quasi tutto avendone percorso vari pezzi dopo il trasloco a Terrossa.
I compagni di avventura di questa sgambata sono Dario, Betta, Luca e l'esordiente Ricky che debutta nel Durona Short Trail (37km con D+ 1750mt).


Ieri mattina la partenza alle 6.30 da Chiampo, obiettivo principale arrivare divertendomi, secondariamente vorrei stare sotto le 10h (in modo che il GPS possa registrare tutto il tracciato), ci aspettano 60km con D+ 3100 mt.


Nonostante le previsioni meteo avverse non piove però i primi 15 km sembra di correrli nella giungla tropicale, fango a litri, umidità al 99%, caldo e nebbia. Alzandoci sopra il primo ristoro al Museo dei Fossili di Bolca la temperatura migliora, non la visibilità, dopo una prima parte puramente collinare il tracciato inizia ad essere interessante. Dopo lo scollinamento alla Croce di S. Bortolo inizia la discesa a Gaiga che si conclude della Valle dell'Orco (********* R. dixit) da dove si risale brevemente sino alla partenza del Durona Short Trail. Ancora discesa fino al torrente Chiampo da dove inizia la vera salita che con una prima tranche ci porterà al Rif. Bertagnoli, ristoro+giro di boa, e con una seconda parte fino alla Cima Campetto (GPM del trail). Al rif. Bertagnoli ci aspetta Cesco con le sacche del ricambio ma non ci servono, mi cambio i calzetti, mandiamo qualche messaggio rassicurante ai familiari e si riparte, sempre nella nebbia. Il passo è ancora buono ma veniamo superati dai primi atleti del percorso breve e sfottò e battute non si risparmiano. Dal ristoro di Bolca io e Dario abbia perso contatto dalla Betta e Luca in piena trance agonistica, continuiamo a salire in compagnia di Marco "Barba" Speggiorin ma prima delle creste di Cima Campetto perdiamo il contatto e procedo da solo. La discesa da Cima Marana è veloce ma non priva di insidie, alla malga sottostante intravedo la Betta da sola che riparte ma non la inseguo, mi fermo a fare acqua e a darmi una rinfrescata. Dopo pochi km di discesa vengo raggiunto da Dario e procediamo insieme sul lungo saliscendi che porta all'ultimo ristoro del Passo S. Caterina. Le gambe e la testa stanno ancora bene (solo qualche crampo risolto con un po' di stretching). Poche centinaia di metri prima del ristoro raggiungiamo la Betta e Luca che ci comunicano che la Betta è 3° tra le donne. Nel frattempo è cominciato il temporale. Luca, un po' stanco ci affida la Betta, io e Dario ripartiamo subito provando a scortarla fino al traguardo. Il trenino procede abbastanza spedito con cambi di locomotiva e incitamenti. Il tutto serve a poco perchè a 8km dal traguardo veniamo raggiunti da Cristina Zantedeschi che fila via con una velocità e leggerezza disarmanti. Possiamo quindi rilassarci e procedere allegramente anche perchè è spuntato il sole e il paesaggio è proprio bello! 
         
                                       

Dato che ho ancora un po' di birra in corpo accelero in discesa, birrino veloce a Nogarole e poi la picchiata finale verso Chiampo. Dopo pochi minuti arrivano anche Dario e Betta che per pochi secondi ha difeso il 4° posto, grandissima!!!


La festa continua con l'arrivo di Luca e Ricky che gestisce il suo debutto con una strategia da manuale, buon tempo di 5h.25'. Tutto il resto è birra, risate, birra, foto, pacche sulle spalle e birra. Mancano poco più di 40gg alla Transdhavet, l'esame di ammissione è stato superato brillantemente!
Riporto anche qui i complimenti all'organizzazione, tracciato perfetto, balisaggio più che sufficiente, ristori abbondanti e tutti i servizi giusti al posto giusto, il meteo clemente li ha premiati dopo la prima edizione poco fortunata. BRAVI!!!






martedì 5 agosto 2014

FI.GA Raid


A poco più di 24h dalla chiusura del FI.GA il pensiero dominante è quello che mi viene veramente poca voglia di iscrivermi ad una gara di trail, ultratrail o simili...
E il motivo è semplice: quando hai quel minimo di esperienza di trekking, la capacità di leggere una carta, un amico che si inventa giri svalvolati, un altro amico che ti prepara il tracciato... what else?!?
In sostanza questo è stato il FI.GA: nato da un'intuizione di Dario che voleva ricollegare i Berici all'esule Claudio e quindi al Lago di Garda, questo stupendo trail ha attraversato 3 province per un totale 126km con 6335mt di dislivello.



Il momento in cui ti tremano le gambe è stato all'una di notte, scendendo le scale di casa di Dario per montare in macchina e raggiungere il punto di partenza, penso: "Cazzo, ma lo sto facendo davvero?? stiamo partendo a piedi per andare sul lago di Garda... è notte e ha appena finito di tempestare... è lontanissimo..."

Il primo km ci porta da Pianezze al Lago di Fimon dove preleviamo l'acqua del lago, ci pisciamo dentro, facciamo partire il GPS e partiamo. La cronaca è troppo lunga e quindi citeremo solo dei passaggi significativi, di certo è stato un viaggio, una piccola avventura nella quale abbiamo dovuto scegliere i sentieri leggendo spesso carte vecchie di 50 anni (ed erano le più aggiornate in circolazione), abbiamo fatto pochi incontri ma tutti degni di nota come quello con una mattutina avventrice (esiste la parola?) del bar di Castelgomberto che alle 6 di mattina intratteneva la nostra colazione con canzoni e proposte di matrimonio per le sue figlie nubili o divorziate.

Ripartendo dai Berici: la prima parte scorre veloce, bisogna scavallare i Berici, attraversare la pianura tra Altavilla e San Daniele, attenzione alle zelanti pattuglie dei carabinieri.
Fino a Castelgomberto non ci sono particolari problemi, solo una grandissima umidità post temporale che allaga strade e sentieri: vacillo solo un istante quando prima di scendere a Castelgomberto vediamo in lontananza Campogrosso... lontananza è un eufemismo perchè è veramente distantissimo...



Per fortuna la giornata stupenda ci supporta, attraversiamo strade e sentieri poco frequentati ma perfettamente percorribili e tra chiacchiere e molte fontane scendiamo al Passo di Priabona, risaliamo a Faedo dove comincia la lunghissima dorsale che ci porterà a Campogrosso. In un tripudio di Roccoli ed ortensie raggiungiamo Rovegliana dove però perdiamo del tempo in quanto prima di Passo Xon il sentiero è franato e la nostra personale variante non è esattamente agevole.
Raggiunto il Passo inizia la salita finale con 800 mt di dislivello che, arrivando dopo 14h di viaggio ma soprattutto dopo 36h senza sonno, non saranno una passeggiata Ad ogni modo si stringono i denti, si spinge sui bastoncini e arriviamo anche a Campogrosso.


La sera si pernotta quindi in rifugio, dobbiamo ringraziare Davide per averci fornito tutto, dal sacco lenzuolo, agli asciugamani, dal sapone al disinfettante e le bende etc etc...


Dopo una notte ristoratrice (non per tutti i nostri compagni di camerata) ripartiamo alla volta del Carega, Bocchetta Fondi fatta di primo mattino non mette neanche tanta paura. Un riconoscente saluto ai gestori del Rif. Pertica che lo scorso anno ci avevano accolti a braccia aperte durante l'edizione 0 del Grand Raid d'Havet e poi giù per l'infinita Valle dei Ronchi fino ad Ala. Attraversato l'Adige comincia l'ultima parte del FI.GA, bisogna raggiungere Torbole, in mezzo però ci sono 30km e più di 2000 mt di dislivello.

Qui capisco che avevo decisamente preparato poco questo giro sotto l'aspetto tecnico. Il comprensorio del Baldo è un mondo: saliamo lentamente su sentieri che sembrano scalare un picco solitario e invece sbuchiamo in un paese con autobus e supermercato; tra Saccone e Prada realizziamo che stiamo andando lunghi con i tempi, le carte sono poco dettagliate e serpeggia una certa stanchezza: per fortuna Manuela e Claudio risollevano la situazione fornendoci un piano B per il rientro, possiamo quindi concentrarci sulla seconda parte della salita che con altri 13000 mt ci porterà sulla Cima del Monte Altissimo di Nago e al Rifugio.


Riusciamo a scavallare in tempo per il tramonto tra le brume del Garda, da una parte grande emozione e soddisfazione, dall'altra il pensiero ai 2000 mt di discesa che ci attendono. Per fortuna le gambe stanno ancora bene, i panorami sono spettacolari, c'è ancora luce. Non possiamo distrarci dalla lettura delle mappe perchè la segnaletica dei sentieri in qualche punto è poco chiara. Inizia a calare anche la sera, aumenta la pendenza e si rallenta il passo. La discesa finale al Lago è surreale, un sentiero molto tecnico illuminato dai fuochi d'artificio organizzati dal comitato d'accoglienza di Torbole. Quando è destino che tutto finisca bene succede anche che noi sbagliamo strada, Claudio venendoci in contro sbaglia strada e da due errori ci si incontra e arriviamo a braccetto sulle amate sponde dove possiamo finalmente mescolare le acque dei due laghi gemellati (il fatto che questo si successo lo stesso giorno non vuol dire niente).







Restano solo da ringraziare Claudio e Manu, sia per la logistica che per la copertura mediatica del raid, non possiamo non consigliare a quanti interessati e preparati questa bellissima avventura, appuntamento il 26 settembre. FiGaTa > Spirito Trail



PS per la serie dilettanti allo sbaraglio, mi segnalano due menzioni particolari:
1. all'intrepido giovane che saliva il Boale dei Fondi con le scarpe da antinfortunistica
2. al trio di tedeschi che sabato sera scendeva dal Monte Altissimo, sotto un vento intenso, attrezzati con bermuda e infradito, avvolti in una coperta per proteggersi dal freddo! Chapeau!

domenica 16 marzo 2014

Ultrabericus IV e il fattore D

Iniziando questo post mi sono connesso al blog e ho visto che l'ultimo intervento risaliva ad agosto, al Grand Raid d'Havet... da allora nessun trail... ho realizzato solo ora che gli unici trail che ho corso finora sono quelli organizzati da Pollo e dall'Ultrabericus Team... Vista com'è andata la gara di ieri mi piaceva l'idea di iniziare con questa foto che risale a fine luglio...

Dunque, Ultrabericus IV, seconda partecipazione per me dopo le poco meno di 10 ore dello scorso anno. Quest'anno arrivo con la stessa identica quantità di allenamenti e con un mese di stop per infortunio tra dicembre e gennaio, di certo ho dalla mia l'esperienza della precedente edizione e poi il fattore D (quello che nella foto sopra sta al centro).

Quest'anno il gruppo degli orientisti Erebus è sensibilmente diminuito, o cala la forma o cresce il giudizio, solo io e Dario per l'integrale, Furia farà la staffetta, Biz e Alberto gli apripista, Genio la scopa. Con noi però ci sono nuovi e vecchi amici con cui ci siamo allenati per varie settimane nel buio e nel fango dei sentieri berici, Betta, Francesco, Davide...
Il pregara è più rilassato ma l'Inno alla Gioia che annuncia l'inizio della gara è sempre emozionante. Partiamo un po' troppo indietro e fino a Torri di Arcugnano rimaniamo piuttosto imbrigliati nel traffico dei single track... poco male, la strada è ancora tanta... Nella prima parte devo rintuzzare gli inviti di Dario a lasciarlo indietro, sono ben consapevole che tra qualche ora le parti si invertiranno nettamente. Sfilano i ristori e la gara è piacevole, meteo perfetto, ritmo continuo senza allunghi ma neanche cedimenti. Sul sentiero che ci porta sopra Villaga, troviamo la Betta (sticazzi, quanto forte è partita per averci lasciati indietro per 30km?!?). Il terzetto sale allegramente a San Donato dove una lunga sosta ritempra un po' il fisico già seriamente provato.

Ripartiamo ancora insieme, Davide e Francesco sono avanti di varie decine di minuti, sono partiti forte, speriamo non saltino!!
Dopo una breve sosta nella pittoresca valle di Calto comincia la lunga salita a San Gottardo, camminando ma ancora agili, appena si può si riprende la una corsetta leggera.
Psicologicamente mi ero autoimposto di non considerare San Gottardo il punto di non ritorno ma vensì la valle dei Vicari: invece, complice la stanchezza, i km successivi cominciano ad essere veramente duri e qui comincia a rivelarsi l'importanza del fattore D. Se fino a quel punto avevamo proceduto appaiati, adesso mi incollo al gancio, Dario fa l'andatura e io lo seguo pedissequamente, ovviamente lui non forza il ritmo; arriviamo a Perarolo dove ci aspettano Ire e Apo, ci accompagnano e questo permette di svagarci un po' ma le gambe cominciano seriamente a dolere e le prime avvisaglie di crampi preoccupano. La discesa nella Valle dei Vicari è micidiale, le poche centinaia di metri che portano al ristoro un'agonia. Ci congediamo dai nostri "angeli scorta" e iniziamo la prima delle tre salitine che ci separano da Vicenza: quella della Breganziola è ripida ma, purtroppo, breve, subito si ricomincia a scendere e i dolori tornano violenti. Gambe rigide, quadricipiti inchiodati, polpacci che pulsano violentemente. L'attacco della salita del canile è il tratto più difficile, siamo in piano ma mollo, cammino anche se siamo in piano... A quel punto il fattore D trova le parole giuste, senza mezzi termini:"Non esiste che si arrivi a Vicenza in più di 9 ore, non è contemplato l'uso della frontale!" Cazzo, sono le 18.10 e mancano 7km al traguardo, dei rapidi calcoli e capisco che siamo a pelo... Però non posso deludere Dario dopo che mi ha scortato per tutti questi km. La penultima delle due salite è pura volontà, in discesa allunghiamo ma ho il terrore di cadere, se mi incarto è finita. La salita finale è una truffa... hanno alzato Monte Berico, hanno aggiunto tornanti che nessuno si ricordava, non si sa bene come ma si arriva in cima.



Ora inizia la planata finale, la discesa è in apnea, ho staccato il cervello, le gambe girano da sole, i lumini da cimitero sono in tema, all'attacco delle scalette mi viene un colpo, vedo la Basilica (Vicenza è bellissima)... ma quanto è distante la fottuta Basilica, razionalmente so che non può essere più di 1 km ma sembra una distanza siderale... Sempre con Dario davanti facciamo le ultime centinaia di metri per arrivare al Ponte di San Michele, ci aspetta il suo babbo festante, e finalmente si scioglie l'emozione, è fatta, è finita e il cronometro dice che mancano 9' allo scoccare delle 9 ore di gara... L'arrivo è pura gioia con gli amici festanti!
Quella di ieri non è certo la gara più lunga che abbia corso, senz'altro è stata quella che mi ha messo maggiormente in difficoltà ma anche quella che mi ha dato le più grandi emozioni e soddisfazioni.


giovedì 1 agosto 2013

Grand Raid d'Havet - edizione 0


Uno dei momenti che ricorderò con più emozione di questa infinita traversata delle Prealpi Vicentine, è quando alla Contrada Chezzi (tra Posina e Laghi) Darietto ha inchiodato, mi ha abbracciato dicendo: "Ad ottobre di un anno fa, in questo punto ti ho chiesto se te la sentivi di fare il Grand Raid con me". Io ovviamente non ci avevo pensato su molto, 2 o 3 secondi e poi avevo accettato.

E' stata un'avventura costruita nel tempo, al contempo preparata ma improvvisata dato che nessuno dei due aveva idea di cosa significasse fare 110km con 9500mt di dislivello... o cosa comportasse fare 2 notti fuori senza fermarsi a dormire... Per Darietto la gara più lunga era la LUT di quest'anno (poco meno di 90km diurni), per me l'Ultrabericus, 65km di collinari.
L'abbiamo aspettata, provata, temuta, immaginata, fantasticata... e poi, quasi in sordina, è arrivata.
Questo Grand Raid è veramente una cosa da antieroi ed era per questo che ci piaceva tanto l'idea... Cioè: Kilian J. fa 80km con 5500D+ e noi 110km con 9500 mt di dislivello, KJ ha il percorso balisato e noi dobbiamo cercarcelo a tentoni nel buio, lui corre tra due ali di folla festanti e noi dobbiamo procedere silenziosi come ninja tra le contrade con il rischio che i cani ci rincorrano o i valligiani minaccino di spararci (successo), lui ha i ristori personalizzati e noi dobbiamo fare la fila al rifugio per ordinare un piatto di pasta... per tutti questi insulsi motivi questo Grand Raid ci piaceva molto. A tratti lo avevamo provato tutto, Darietto aveva redatto il roadbook, ci mancava solo un pezzo ma ci arrivo dopo.
Venerdì pomeriggio, dopo una festa di laurea ed un rapidissimo briefing con Pollo a Valdagno si parte alla volta di Piovene dove inizia il nostro Grand Raid, inizia solo perchè a un certo punto Darietto urla VIA, altrimenti eravamo ancora li a ciacolare.

Per motivi di tempo e spazio non posso fare la cronaca del percorso quindi procedo per sommi capi: al Colletto di Velo troviamo Lepre, SS e Bango che ci scortano fino al Colletto di Posina dove troviamo Paola, Cris e Manu che ci aspettano, non è assolutamente banale dire quanto piacere faccia trovare delle facce amiche che ti sostengono, incoraggiano in simili odissee. Lasciati gli amici inizia la vera e propria avventura, scendiamo a Posina e risaliamo per scollinare nella valle di Laghi, nelle contrade raggiungiamo i fortissimi e bravissimi concorrenti del Verona Running, si fa gruppo fino a Laghi e poi li lasciamo allungare verso la val Scarabozza.
Proprio in quello scaranto facciamo la cappella più colossale, risalendo la valle sbagliamo sentiero e siamo costretti ad una perigliosa deviazione per riportarci sulla retta via... **ck
Il resto della nostra notte fila tranquillo, arriviamo sul Monte Maggio all'alba e scendiamo al Passo della Borcola per la prima sosta, circa 30' con un microsonno da 10'.
Ripartiti prima delle 8 saliamo in apnea fino alla sorgente sotto Malga Costa, fa già caldissimo ma i panorami sono spettacolari, entrambi ci siamo muniti di racchette (rami di faggio raccolti a bordo sentiero) dato che ne eravamo sprovvisti.
Il Pasubio che si apriva davanti a noi è stata la parte che maggiormente mi ha messo in difficoltà, lungo più del previsto, un continuo sali scendi che alla lunga mi ha snervato, i tre cocuzzoli da salire Dente Austriaco, Dente Italiano e Cima Palon parevano una presa in giro... la stanchezza mi ha fatto fare pensieri irrispettosi nei confronti dei fatti bellici che hanno segnato in maniera così indelebile il Pasubio.




Anche la discesa verso Pian delle Fugazze è infinita, quando non riesci a correre (i piedi erano in avanzato stato di disfacimento) anche le strade più comode in discesa rischiano di diventare impegnative... ed i pensieri in quel tratto non erano molto ottimistici sulla riuscita della nostra impresa. Al Passo troviamo ancora Lepre che ci fa compagnia per il pranzo, veniamo anche raggiunti da Roberta, Paola, Federico e Paolo, i veronesi sono davanti, dietro non c'è più nessuno.
Intanto si rincorrono notizie sulla gara che manco a dirlo è stata vinta da KJ insieme a Luis Hernando.
Prevedendo dei tempi di percorrenza più lunghi degli altri compagni ci incamminiamo con qualche minuto di anticipo... e succede il miracolo, le gambe stanno bene, la testa ha ancora voglia di faticare, i piedi urlano e bestemmiano ma a questo punto sono in minoranza, arriviamo in fretta a Campogrosso dove troviamo Claudio e anche li la sosta è piacevole e prolungata.


La salita alle Creste del Fumante era proprio la parte che non avevamo provato del percorso, annunciata come esposta ma non estrema è stato senz'altro uno dei punti più "delicati": si comincia con un ripido ghiaione, il Giaron della Scala, credo più erto anche del Boale dei Fondi, in cima la vista è spettacolare, Cima Lovaraste, il Castello del Fumante, Prà degli Angeli, branchi di camosci che pascolano indisturbati a quelle altezze. Il sentiero delle Creste è effettivamente esposto e chi non ama il vuoto sotto di se non apprezzerà questa parte del Raid.


In nostro soccorso compare dal nulla un giovane escursionista che non solo conosceva il Grand Raid in quanto amico della Dolomica, ma ci ha anche aiutato, con preziose indicazioni, ad uscire da un sentiero che comunque non è segnalato benissimo.
Ormai comincia ad imbrunire quando arriviamo al Rifugio Fraccaroli, perdiamo 15 min. per spiegare agli avventori del rifugio che non siamo gli ultimi concorrenti dell'Ultra Trail ma che stiamo facendo qualcosa di anche peggiore e poi ci infiliamo nella Costa Media una lunga ed esposta cresta che porta prima alla Madonnina e poi al Tibet, foto e giù per il sentiero 108 (personalmente il mio 2° sentiero più antipatico).


Al Rifugio Pertica ci arriviamo nervosi, incazzati con il sentiero 108, la balla di stanchezza cattiva è imminente. Ma di nuovo la sosta fa un mezzo miracolo, i gestori del rifugio fanno l'altro mezzo: come abbiamo detto loro salutandoli, nel vocabolario, alla voce OSPITALITA' dovrebbero metterci i gestori del Pertica, gentilissssssimiiiiiii.


Ormai è notte fonda quando ripartiamo per Bocca Malera, foto e in picchiata alla Vecchia Dogana di Giazza, rifornimento d'acqua ed inizia l'ultima salita del GR. Sono circa 900 mt ripartiti in 2 ripidi strappi, il primo porta alle Molesse, il secondo da Malga Terrazzo all'omonimo Monte... la prima salita la facciamo ad una velocità e continuità assolutamente insperate, ormai da parecchi km non si parla più, si cerca solo di tenere il ritmo e di non mollare, il trasferimento a Malga Terrazzo è un saliscendi nei quali la testa più volte si sgancia e decidiamo quindi per un altro microsonno... la salita al Monte Terrazzo è pura volontà, assaliti dagli insetti attratti dalle frontali decidiamo di spegnere le luci e procedere al buio guidati solo dalla luna... è stupendo, così tanto che senza faticare troppo arriviamo in cima... sembra fatta, è finito il dislivello, non c'è più salita...
Ed invece li comincia il trasferimento verso Cima Marana che è un'autentica sofferenza, dolori ovunque, dormiamo in piedi, riusciamo a confondere i sentieri anche se non ci sono bivi, non si riesce a correre e quindi i km, pur pianeggianti, scorrono ad una lentezza esasperante... Un altro microsonno per lasciar sorgere il sole e via verso Malga Campo Avanti, nemmeno ci fermiamo a fare acqua, dritti a Monte Falcone, Cima Marana e poi giù a Malga Rialto. Ormai i dolori sono una presenza con cui si convive stoicamente da ore e ore... Arrivati alla fontana in fondo alla discesa  ci togliamo calze e scarpe e li l'amara scoperta... i miei piedi sono uno spettacolo orribile, vesciche ovunque, piaghe sotto la pianta e le solite unghie martoriate. Mentre cerco di capire cosa fare si avvicina un gentilissimo indigeno il quale, afferrata la situazione, ferma una macchina di passaggio chiedendo uno strappo per il sottoscritto... incapace di rinfilarmi le scarpe accetto il passaggio e prima di rendermene conto sono a Valdagno dove posso solo aspettare Darietto che coraggiosamente percorre a piedi anche gli ultimi km...
Quasi in sordina, quasi senza accorgermene il GR è terminato, poco mi importa del taglio degli ultimi km... per me il Raid era finito in cima a Monte Terrazzo, tutto il resto era un contorno necessario ma irrilevante... Le considerazioni finali le teniamo per gli organizzatori che decideranno se proporre questa prova al pubblico il prossimo anno, per quanto mi riguarda la soddisfazione è semplicemente enorme... irrazionalmente non ho mai dubitato che in qualche modo, a qualche ora, di qualche giorno saremmo arrivati a Valdagno, esserci riusciti, insieme è motivo di grande orgoglio: ora il fisico presenterà il conto, e sarà salato, amen... ne è valsa la  pena...


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martedì 11 giugno 2013